Curiosità e idee

Non voglio ritrovare il tuo nome.

“Non voglio ritrovare il tuo nome” è la canzone presentata dagli Afterhours in anteprima al concerto del 1° maggio a Taranto. Con questo singolo anticipano l’uscita del loro prossimo album: –Folfiri o Folfox- per Universal Music.

Sembrava non ci credesse più nessuno per via delle numerose vicissitudini che hanno coinvolto Manuel Agnelli e la sua band. E invece, gli Afterhours tornano sulla scena musicale dopo numerosi cambiamenti dal loro ultimo lavoro: -Padania-, uscito quattro (lontanissimi) anni fa.

Qui di seguito la copertina e la tracklist di Folfiri o Folfox.

L’album è disponibile in pre-order su Amazon e sarà disponibile dal 10 giugno 2016.

Manuel Agnelli presenta così il loro album:

È un disco di morte e di rinascita. Perché in questi anni molti di noi hanno avuto dei lutti. Capita, man mano che procedi nella vita. Io ho perso mio padre. Ma è anche un disco di rinascita perché il dolore se non ti annienta ti fa trovare energie che non pensavi di avere. È anche un lavoro molto caldo dove Padania era volutamente ghiacciato, perché doveva raccontare il gelo che ci sentivamo attorno. Con questo invece abbiamo eliminato tante tossine, cose che ci facevano stare male. Musicalmente ognuno ci ha messo una parte così forte di sé che suona molto rotondo. È anche, in totale controtendenza di mercato, un disco doppio, di diciotto brani.

Si tratta perciò, di un disco che parla tanto della morte, quanto della vita; di come ci si possa ammalare e poi guarire.

Succedono spesso cose che interrompono il nostro flusso naturale di emozioni e ci lasciano a terra; spiazzati sul cosa fare e cosa dire. Eppure, bisogna trovare la forza per ritrovare una strada, riniziare a percorrere una via. Non importa che non sia più la stessa. Abbandonare i ricordi è l’unico modo che si ha per ricominciare con un animo libero a vivere e a percorrere nuove strade. Rimanere immobili non ci è concesso.

Le cose non sono mai finite finché rimangono dentro di noi. Sentirsi nuovi vuol dire lasciar andare definitivamente i ricordi, rischiando di sentirsi soli in mezzo all’oceano, liberi.

M.Agnelli

Di seguito, il testo di “Non voglio ritrovare il tuo nome” per poter iniziare a capire di cosa stiamo parlando.

Scava sotto i buoni
c’è un cadavere
sotto ai cattivi un angelo
ucciso da un’idea.

Dicevi che la gente ha ciò che merita
e tu eri mia
e noi soli non saremmo morti mai.

L’ho nascosto dentro me
così bene in fondo a me
che la vedo la tua luce sai
ma non riesco a ritrovare il tuo nome.

Occhi blu
non respiri più con me
occhi blu
io non ero come te
ma non riesci ad esser mai
davvero quel che vuoi
la vedo la tua luce sai?
ma vedo la tua luce sai?
ma non voglio ritrovare il tuo nome.

Un uomo può distinguersi da un’ombra
se cerca di esser sempre causa
di quel che gli accadrà.

E per te volevo diventare un uomo
farti ridere ma ti ho odiato
quando sei andata via.

Ti nascondo dentro me
per non ritrovarti più
La vedo la tua luce sai?
Ma non voglio ricordare il tuo nome .

Occhi blu
tu non eri come me
non sei tu
chi respira su di me
la tua intelligenza
ti lascia sola mai
dimentichi il sapore sai
dimentichi la voce
ma lo sai che è stato meglio così.

Occhi blu
tu non eri come me
non sei tu
chi respira su di me.

Vedevo la tua luce sai
come dentro ad un incantesimo
vedevo la tua luce sai?
ma ho fatto un incantesimo
e tutto a un tratto non ci sei più.

Ecco il video ufficiale (da oggi 31.05 in rete)

Questa canzone ha un posto particolare nel mio cuore e meritava un proprio spazio anche su questo blog.

Il tema affrontato mi tocca particolarmente. Si parla di un amore che sembrava potesse essere immortale e che nonostante tutto, ha visto anche lui la sua fine.

E’ un periodo difficile. Cercate di capire. C’è bisogno di parole, di musica, di annegare nella vita. Per ricordarsi della sensazione del sangue che scorre nelle vene. Non dovremmo dimenticare (anche se spesso è la cosa più facile) che non ci possiamo permettere di aspettare, di aspettarci. Qualsiasi stratagemma è lecito.

Un buon inizio potrebbe essere seguire un loro concerto. Ecco il tour che li aspetta. Magari, se non li amate ancora, imparerete a farlo; come è successo a me.

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Afterhours in tour (2016).

E’ una sensibilità particolare quella che vi farà amare gli Afterhours e la loro produzione. Per questo, meriterebbe un -grazie- chi me li ha fatti conoscere, ma non c’è modo di poter dire sempre tutto ciò che si vuole.

La loro musica, secondo la mia opinione, è destinata a chi ne ha fin troppa di sensibilità. I loro testi non sono per nulla banali e c’è bisogno di un cuore accordato per comprenderli. Probabilmente, anche delle esperienze giuste.

Carla Villano

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8 thoughts on “Non voglio ritrovare il tuo nome.

  1. oggi ho scoperto non voglio ritrovare il tuo nome. è stato un treno che ti sfreccia a 5 cm dal viso. è stato un pugno sul cuore esposto dopo un’operazione che ti hanno fatto solo per vedere se batteva ancora. è stato uno schiaffo in faccia duro come una carezza che non ti aspettavi, che non hai chiesto. ho cercato in rete qualcosa che mi parlasse di questa canzone. forse per saperne di più. forse perché leggerne mi avrebbe consentito in qualche modo di ridurre il carico emozionale.
    e sono finito qui. ho scoperto te, continente vicino e lontano, carico di sensibilità, tutta questa responsabilità di doversi rendere difficile avendo allo stesso tempo più armi e più ostacoli di tutto. quel provarci fino all’ostinazione che ti fa sanguinare il cuore, fino ad odiarti dentro. che quasi vorresti lasciar perdere tutto… ma hai fatto quella promessa… quante volte io ho desiderato non avere tutta questa mia sensibilità… quante volte indossando una maschera l’ho abbandonata… e poi sono corso a tarda sera a riprenderla, stringendola a me come la cosa più cara… che solo dopo averla persa e ritrovata te ne accorgi.

    sei un’isola preziosa.
    luigi

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    1. Io davvero non so che dire. Mi ha un po’ mozzato il fiato questo messaggio. È difficile trovare chi sappia esprimere quello che nemmeno io sono in grado di dire a me stessa. Questa canzone mi ha stretto il cuore e ci gioca ogni volta impunemente. Sarebbe stato bello avere la tua stessa abilità nel discorrerne. Invece le mie emozioni si intrecciano e mi diventa difficile parlarne se non dopo un attento girovagare nei miei vuoti e nei miei silenzi.
      Lo so che i “capisco quello di cui parli” sono vani. Non ci si crede mai. A maggior ragione se non si possono avere gli occhi di chi lo dice di fronte.
      Però credi almeno in una cosa.
      Ti sono grata.
      Per le tue parole. Per la condivisione del tuo stato d’animo. Per avere letto le mie parole (è un dono enorme, per il valore di questa canzone, leggerne la mia modesta opinione). Per essere stato in grado di donarmi dei dolci e struggenti pensieri. Per avermi creduto un essere prezioso.
      Non lo sono, non lo sono, ma tu che sei in grado di donare tanto, si.
      Grazie.

      Carla

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      1. nulla è vano qui, cara carla. è il mondo che va troppo veloce. perché pensa che la verità è da un’altra parte. e invece la gente fugge perché ha paura di guardarsi dentro. tu non credere a chi ti dice che non è come senti. non tenderti agguati e fidati di te, ti prego. se sono finito qui ci sarà un motivo. ma forse è tardi stasera (mentre è già domani) per capirlo. ma sento il bisogno di dirti che non sono prezioso. ho sofferto tanto. sono morto e poi rinato nel silenzio del mio riconoscermi, togliendomi la polvere dagli occhi… quegli occhi che sanno sempre dove guardare… sento che stai soffrendo in questo momento. me ne prendo una parte del tuo dolore, anche se non vuoi. anche se gli esseri come te sono gelosi anche di ciò che gli fa male. me ne prendo una parte e te la restituisco trasformata attraverso le mie parole, quelle che ti dicono che è necessario trasformarsi, imparare a lasciare andare ciò che ci fa più male perché ci manca, perché ci sarebbe bisogno di appartenenza. e invece è questa la vita. questa del più profondo desiderare e poi vedere andare via… questa è la strada per ritrovare noi stessi. purificati da ogni bisogno. puro desiderio… scrivimi…

        Liked by 1 persona

      2. Sembra assurdo, ma logicamente so cosa andrebbe fatto. So cosa il mondo impone. Conosco le regole. Conosco la solitudine, l’abbandono. Conosco la fine. Eppure continuo a guardare il sole ad occhi nudi; nonostante possa far male. Continuo a credere nell’amore nonostante mi abbia ferito più di ogni altra cosa. Lo odio, lo allontano. Fingo non importi; e lo ripongo in un cassetto remoto del mio armadio. Poi, basta poco. Un odore, un suono, una parola scritta con quel tremolio che conosco così bene e corro a riprenderlo. Corro a riaprire quel cassetto chiuso a chiave. Non importa se la chiave l’ho sotterrata in giardino sperando di desistere. Sono pronta a sporcarmi le mani, a distruggermele se necessario. Ripensando ogni istante a quanto sia stata stupida ad aver immaginato anche per poco di poterne farne a meno, di poter essere diversa. Ho abbandonato il mio dolore infinite volte e infinite volte l’ho ripreso perché spogliarmi del dolore significa abbandonare anche tutto l’amore che ho dentro. E, meglio il dolore che il vuoto. Meglio le paure ad attanagliarmi lo stomaco (in fondo sto imparando a scambiarli per abbracci ) Meglio le lacrime ad un volto arido di emozioni. Meglio due occhi gonfi, che due occhi spenti.
        Io non voglio spegnermi.ho paura. Ho una nausea infinita del troppo e del poco.
        Eppure non so come fare. A volte mi si annebbia tutto. A volte, non sono più io. A volte, io osservo soltanto scorrere il tempo e non mi appartengo più.

        Sono qui…quando vuoi.

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      3. perché forse quando pensi di non appartenere, di essere vittima di un allontanamento da te stessa davvero allora ti appartieni. ma qualcuno ci ha detto come bisogna essere e allora tutto si fa più sfuocato… qualcuno ci ha raccontato che o è amore o è dolore. e allora scegli. ma tipo come noi proveranno sempre anche nel
        dolore una forma estrema d’amore, una sostanza che va oltre… oltre noi stessi. ci troveremo spesso ad amare oltre misura senza prima aver amato noi stessi. offriremo il nostro mondo a mani vuote. a morsi ci strapperemo la carne dall’anima per il senso di vuoto che proveremo quando ci daremo tutti senza riserve. ma io non conosco altra via che quella di amare senza misure senza pensare alla ricompensa. io non conosco altro giudizio che quello di ciò che è stato dato. non conosco altro rischio che quello di stare fermo. come ora so che questo scriverti e come bere acqua di mare. che ci stiamo facendo bene e ci stiamo facendo male. perché si apre l’anima e si squarciano le cicatrice. esce il sale sul cuore e. entra aria nuova. e tu non sai se respirare possa farti male…

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  2. perché forse quando pensi di non appartenere, di essere vittima di un allontanamento da te stessa davvero allora ti appartieni. ma qualcuno ci ha detto come bisogna essere e allora tutto si fa più sfuocato… qualcuno ci ha raccontato che o è amore o è dolore. e allora scegli. ma tipo come noi
    proveranno sempre anche nel dolore una forma estrema d’amore, una sostanza che va oltre… oltre noi stessi. ci troveremo spesso ad amare oltre misura senza prima aver amato noi stessi. offriremo il nostro mondo a mani vuote. a morsi ci strapperemo la carne dall’anima per il senso di vuoto che proveremo quando ci daremo tutti senza riserve. ma io non conosco altra via che quella di amare senza misure senza pensare alla ricompensa. io non conosco altro giudizio che quello di ciò che è stato dato. non conosco altro rischio che quello di stare fermo. come ora so che questo scriverti e come bere acqua di mare. che ci stiamo facendo bene e ci stiamo facendo male. perché si apre l’anima e si squarciano le cicatrice. esce il sale sul cuore e. entra aria nuova. e tu non sai se respirare possa farti male…

    vorrei farti leggere una cosa mia

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    1. E’ cosi. E’ davvero così. Fa bene quanto male questa conversazione. Mi sento stranita e incapace di muovere un passo senza la paura di cadere ancora, quanto sollevata.
      Leggerei molto volentieri qualcosa di tuo.
      Questa è la mia email: carla.villano92@gmail.com , mi dirai tu come vuoi farmela leggere. Lì sarà più facile anche dialogare senza mettere i pezzi dell’anima in piazza. Come dicevi (ed è vero) spesso sono gelosa anche di questo dolore.

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